Molto spesso il colore dei nostri denti appare più scuro di quello che vorremmo. Il rimedio esiste: lo sbiancamento dentale professionale.

Antonino Gattuso

Dentista, Studio Dentistico Gattuso

Il trattamento prevede l’uso di prodotti assolutamente innocui per il dente e può essere ripetuto ciclicamente secondo necessità; tali prodotti sono in grado di penetrare in profondità attaccando con efficacia le macchie dei denti (causate da fumo, caffè, the, antibiotici, alcuni alimenti o semplicemente dall’invecchiamento del dente). L’operazione avviene senza aggredire lo smalto, senza dolore né effetti collaterali, garantendo risultati duraturi e soddisfacenti.

Come si fa?

Il perossido sprigiona radicali dell’ossigeno che si insinuano tra i prismi dello smalto distruggendo e disattivando i pigmenti coloranti (che si trovano all’interno del dente). Lo smalto, la dentina , la superficie delle otturazioni ed i materiali di rivestimento non vengono aggrediti, né si riscontrano lesioni a carico delle gengive.

E’ importante sottolineare la differenza tra sbiancamento e smacchiamento dei denti, il primo agisce all’interno del dente, mentre il secondo serve a rimuovere solo le macchie esterne; per cui è inutile accanirsi con dentifrici sbiancanti o altri prodotti abrasivi che non fanno altro che danneggiare lo smalto dei denti (rischiando di aumentare il rischio di carie e sensibilità dentinale) senza dare alcun beneficio.

Sarebbe come voler pulire l’esterno di un vetro agendo dall’interno

 

Sbiancamento interno:

In un altro capitolo rientra lo sbiancamento interno dei denti. Un dente non vitale in alcuni casi può presentare un cambiamento di colore, virando verso lo scuro, che può provocare seri danni estetici, soprattutto se è nel gruppo dei denti anteriori.

 

Cause:

  • Emorragia pulpare, di solito dovuta ad una carie profonda o dopo un trauma, che provoca la rottura dei vasi sanguigni presenti nella polpa dentaria e successiva diffusione dei globuli rossi nei tubuli dentinali.
  • Decomposizione del tessuto pulpare, di solito per trattamento endodontico incompleto o male eseguito, dove rimane all’interno del dente una parte di tessuto pulpare che si decompone formando numerosi prodotti di degradazione proteica pigmentati.
  • Medicamenti, cementi endodontici e materiali da otturazione, che contengono sostanze coloranti che in alcuni casi possono andare a diffondersi nella corona dentaria.

Terapia:

Dopo la diagnosi di morte pulpare, attraverso test clinici, è necessaria una corretta terapia endodontica per la pulizia dei residui necrotici della polpa (questa è infatti indispensabile anche per prevenire gli effetti provocati da un dente a polpa necrotica non trattato, come granulomi apicali e ascessi acuti).

Il meccanismo di sbiancamento è identico a quello usato per sbiancare i denti vitali, solo che in questo caso l’agente sbiancante è introdotto dall’interno del dente, attraverso una piccola apertura fatta nella parte posteriore del dente.

Questa tecnica è chiamata “walking bleach” e consiste nell’inserimento di prodotti sbiancanti a base di perossidi all’interno della camera pulpare, in grado di ossidare le sostanze cromogene. Il risultato estetico si ottiene generalmente con 2 – 3 sedute di sbiancamento.

  1. Otturazione canalare
  2. Cemento ossifosfato
  3. Impasto sbiancante
  4. Cotone
  5. Otturazione provvisoria

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